Territorio

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PERUGIA
Perugia è una città di 162.565 (77.540 maschi e 85.025 femmine) abitanti[1], capoluogo dell'omonima provincia e della regione Umbria. Città d'arte, Perugia è meta di numerosi turisti e ospita una antica Università degli studi, fondata nel 1308, oltre che la maggiore Università per stranieri d'Italia. Perugia è una città innovativa nel campo dei trasporti pubblici: è stata la prima città italiana a costruire scale mobili in più punti della città, per far raggiungere il centro a piedi. La città si sta inoltre dotando di un sistema di metropolitana leggera sopraelevata denominato Minimetrò. Perugia si adagia su una acropoli collinare che sorge all'altezza media di circa 450 m s.l.m.; nel punto più alto, Porta Sole, l'altezza è di 493 m s.l.m.. Il centro storico si sviluppa intorno a questo punto, in parte cinto dalle antiche mura etrusche e medievali; il resto del territorio cittadino scende tutto intorno fino ai 280 m s.l.m. della zona pianeggiante di Pian di Massiano. Il territorio comunale, invece, arriva ai 170 m s.l.m., toccati nei pressi del corso del fiume Tevere, che ne segna i confini sud con il territorio di Torgiano. Perugia sembra costruita su una collina, ma in realtà è su due: il colle del Sole e quello dei Landoni; la massima depressione tra le due alture si estende dal fosso di Santa Margherita, a est, al fosso della Cupa, a ovest. In epoca etrusca si scelse quest'area in quanto ricca d'acqua, ma presto ci si accorse che il terreno era anche piuttosto franoso. A nord, i rilievi di monte Tezio e monte Acuto la separano dal comune di Umbertide, mentre un lembo di territorio arriva a toccare, all'estremo occidentale, le alture che circondano il lago Trasimeno. Ad est, infine, i primi contrafforti collinari dell'Appennino Umbro-Marchigiano la tengono in contatto con i territori del comune di Assisi e Gubbio.

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DERUTA
Deruta è un comune di 8.085 abitanti della provincia di Perugia, noto per la produzione delle ceramiche artistiche . È posta su una collina situata a 15 chilometri da Perugia e a 150 da Roma. A ridosso dell'antica cinta muraria si trova il borgo più vecchio da dove, salendo per tre porte dell'antico sistema difensivo, si accede al centro storico. La principale porta d'accesso è chiamata Porta Sant'Angelo, le altre minori sono dette Porta Perugina e Porta del Borgo o Tuderte. Nel centro storico svettano le due torri civiche ed il campanile della chiesa di San Francesco. L'artigianato a Deruta si identifica con la produzione di maioliche artistiche, che ammontano ad un terzo del totale nazionale, un invidiabile traguardo per un piccolo comune umbro. Il documento più antico, su questa forma di arte, è del 12 agosto 1290; in questo periodo vengono prodotti oggetti d'uso comune, con scarse decorazioni; i colori dominanti sono il verde ramina e il bruno manganese.Nei secoli successivi la maiolica derutese raggiunge il massimo splendore, diffondendosi nel '500 nelle maggiori piazze italiane: artisti come Giacomo Mancini e Francesco Urbini firmano opere di grande rilievo. Piatti da pompa, coppe amatorie, impagliate, stemmi nobiliari presentano un repertorio di motivi con figure femminili, scene mitologiche, battaglie e immagini sacre. La tavolozza dei colori si arricchisce con l'arancio, il blu e il giallo. Appare anche la tecnica del lustro con splendidi riflessi dorati nelle opere di maggior pregio. Il primo pezzo a lustro, attribuito a Deruta, è datato 1501, ed è una targa a rilievo che raffigura il martirio di san Sebastiano, conservata al Victoria and Albert Museum di Londra. Pavimenti come quello della chiesa di San Francesco a Deruta, di Santa Maria Maggiore a Spello o della sacrestia di San Pietro a Perugia sono ulteriori testimonianze della migliore produzione delle maioliche derutesi. Nel corso dei tempi lo stile e i decori si trasformano nel "compendiario" dai tratti veloci e nel "calligrafico", con intreccio di fiori, foglie, arabeschi, uccelli ed altri animali. Oggi l'alto livello di produzione artistica si può riscontrare visitando l'attivo "museo vivente" che si snoda per le vie di Deruta, costituito da botteghe, laboratori, fabbriche, sale di esposizione, dove si può assistere liberamente alle varie fasi di lavorazione. Nei pressi della Porta del Borgo è ancora possibile osservare i resti, inglobati da edifici più nuovi, di un antico ospedale risalente al 1414 istituito da Rinaldo di Andrea, conosciuto come l'ospedale di San Giacomo, una rarità per l'epoca.

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todi

TODI
Todi è un comune di 16.512 abitanti della provincia di Perugia. Sorge in cima ad una collina la cui cima supera di poco i 400 metri che si affaccia sulla media valle del Tevere. Il territorio comunale, uno dei più vasti della regione, è per lo più collinare è composto da una miriade di piccoli insediamenti. I centri principali, oltre alla città di Todi, sono Pantalla e la zona di Ponterio-Pian di porto che comprendo anche l'area industriale della città. La città si puo considerare divisa in due zone distinte: la parte interna alle mura medievali suddivisa in rioni e la parte nuova posta esternamente alle mura suddivisa in quartieri. I principali quartieri della città sono: Santo Stefano, Sant'Arcangelo, Crocefisso, Cappuccini, Quartiere Europa, Broglino e Torre Squadrata. Internamente alle mura invece si possono trovare i rioni: Santa Prassede, Santa Maria, Valle Bassa, San Fortunato, Porta Fratta e Porta Romana. Il centro storico, medievale, vanta edifici sacri di prestigio come la cattedrale di Santa Maria Assunta, la chiesa di San Fortunato ed il convento di San Giovanni Battista. Fuori dalle mura si trova la famosa chiesa rinascimentale di Santa Maria della Consolazione. Nella cattedrale di Santa Maria Assunta vi è un dipinto di Ferraù da Faenza d'ispirazione michelangiolesca, chiamato Il giudizio universale. Nella cripta vi è un museo. Nella cripta della chiesa di San Fortunato vi è una tomba di 4 santi (tra cui San Cassiano) e, su di una parete del muro, un ovale con l'immagine ad affresco del Beato Jacopone da Todi. D'interesse è anche la rocca, che con i suoi 411 metri è il punto più elevato della citta. La rocca è stata edificata per volontà del Papa Gregorio IX nel 1373. Per la sua edificazione è stato necessario abbattere alcuni edifici nei dintorni (Il monastero di San Leucio, delle case private del "Borgo di San Giorgio". Dopo svariati anni, nel 1503, fu demolita per volontà di Ludovico degli Atti.

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GUALDO CATTANEO
Gualdo Cattaneo, "castello arroccato sulle propaggini dei Monti Martani, tra i torrenti Puglia e Attone" si trova tra la valle umbra (quella che va da Foligno a Spoleto) e la valle tiberina (quella delineata dal tratto umbro del Tevere). Circa le origini di questo castello d'antico nome (Gualdum Captaneorum), si indica notoriamente l'anno di fondazione nel 975 ad opera del conte germanico Edoardo Cattaneo. La cittadina, grazie alla sua posizione geografica, altamente strategica, ebbe, nel corso dei secoli, notevole importanza. Le città di Foligno e Spoleto si mostrarono, di volta in volta, interessate alla sua conquista e se la contesero, con vicende alterne, tra di loro. Nel 1071 combatté a fianco di Spoleto contro Foligno nel 1177 da Federico Barbarossa fu sottomessa a Foligno, ma nel 1198 si riavvicinò a Spoleto, quando l'ultimo duca imperiale la cedette al papa Innocenzo III. Successivamente Gualdo Cattaneo fu acquistata dai Trinci di Foligno, rimanendo in loro potere fino al 1439, quando, dopo la morte di Corrado Trinci, passò sotto i governatori pontifici. Nel 1493 papa Alessandro VI Borgia la cedette in amministrazione a Foligno, che nello stesso anno, volendo fortificarla, decise di costruirvi una possente Rocca. Nel 1816, dopo la Restaurazione, Gualdo tornò allo Stato Pontificio e dopo l'Unità d'Italia, nel 1860, entrò a far parte del Regno d'Italia.

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GUALDO TADINO
Villaggio umbro, noto con il nome di Tarsina, venne assoggettato a Roma cambiando denominazione in Tadinum (266 a.C.), ha una storia ricca. Nel 217 a.C. fu distrutta dalle truppe di Annibale (dopo la Battaglia del Trasimeno), nel 49 a.C. da Giulio Cesare e nel 410 da Alarico ed i suoi Visigoti. Nel V secolo divenne sede vescovile. Fu teatro della famosa Battaglia di Tagina (552), durante la quale il generale bizantino Narsete sconfisse l'esercito del re goto Totila, decidendo il conflitto gotico-bizantino. Distrutta prima dall'imperatore Ottone III (996) e poi da un violentissimo incendio, venne ricostruita nel 1237 sull'attuale Colle di Sant'Angelo, dandosi libere istituzioni comunali sotto la protezione di Federico II. Successivamente si sottomise malvolentieri a Perugia prima di essere consegnata allo Stato della Chiesa da Iacopo P. Canino (1458). La città venne seriamente danneggiata da una forte scossa tellurica il 27 luglio del 1751, il sisma cancellò gran parte delle caratteristiche tardo-medioevali. Nel 1833 il Papa Gregorio XVI le conferisce il titolo di città con il nome di Gualdo (Waldum) Tadino (Tadinum) e nel 1860 viene annessa al Regno d'Italia. Gualdo Tadino è nota per la produzione di ceramica. Quest'arte antica segna l'identità economica e artistica della città. Alla ceramica era legata la manifestazione del Concorso Internazionale della Ceramica, che vedeva ogni anno la presenza di artisti di oltre 20 paesi del mondo ed ha consentito di acquisire nel tempo un patrimonio di oltre 100 opere, che rappresentano uno spaccato rilevante della moderna ricerca artistica nel settore. L'azienda ceramica più importante del territorio è Tagina S.p.A, con oltre trecento addetti. Inoltre, a Gualdo Tadino si trova uno stabilimento di imbottigliamento di acqua minerale di proprietà di Rocchetta S.p.A. che prende il nome dalle omonime fonti della Rocchetta, situate alle pendici del monte Serrasanta. L'utilizzo dell'acqua gualdese a fini commerciali e le problematiche economico-sociali ad esso connesse sono da anni motivo di forti tensioni tra la popolazione, le ammininistrazioni locali e le società private coinvolte. Il caso dell'acqua Rocchetta e del Rio Fergia è spesso utilizzato come emblematico nel confronto al livello nazionale sull'utilizzo della risorsa acqua. Gualdo Tadino è anche sede di importanti manifestazioni culturali e Folkloristiche: I Giochi de le Porte (ultima domenica di settembre), La Sacra rappresentazione del Venerdì Santo, La Processione di Montecamera a Pieve di Compresseto (martedì dopo Pasqua), Il Pioppo di San Pellegrino (30 aprile), La Notte del fuoco di Grello (23 giugno), Corsa della botte a Rigali (prima domenica di agosto), Presepe vivente nella tradizione contadina di Roveto (24, 25 e 26 dicembre).

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marmore

TERNI (Cascata delle Marmore)
Essa si trova a circa 7,5 km di distanza da Terni, in Umbria, quasi alla fine della Valnerina, la lunga valle scavata dal fiume Nera. La cascata è formata dal fiume Velino che, in prossimità della frazione di Marmore (376 m s.l.m., 802 abitanti secondo i dati Istat del 2001), defluisce dal lago di Piediluco e si tuffa con fragore nella sottostante gola del Nera. Normalmente solo una parte dell'acqua del fiume Velino (portata media 50 m³/s) viene deviata verso la cascata (circa il 30%, equivalenti a circa 15 m³c/s). Il fiume Velino percorre gran parte dell'altopiano che circonda Rieti, e a valle si trova naturalmente intralciato dalla presenza di massicci calcarei e dall'assenza di un adeguato letto ove scorrere. Questa particolare configurazione geologica ha portato, nel corso delle ere, alla formazione di una palude stagnante, nociva per la salubrità dei luoghi. Nel 271 a.C., il console romano Manlio Curio Dentato ordina la costruzione di un canale (il Cavo Curiano) per far defluire le acque stagnanti in direzione del salto naturale di Marmore: da lì, l'acqua precipitava direttamente nel fiume Nera, affluente del Tevere. Tuttavia, la soluzione di questo problema ne creava un altro: in concomitanza delle piene del Velino, l'enorme quantità d'acqua trasportata dal Nera minacciava direttamente il centro abitato di Terni. Questo fu motivo di contenzioso tra le due città, tanto che nel 54 a.C. si giunse a porre la questione direttamente al Senato Romano: Terni era rappresentata da Cicerone, Rieti da Aulo Pompeo. La causa si risolse con un nulla di fatto, e le cose rimasero così per i secoli successivi. La mancata manutenzione del canale portò però ad una diminuzione del deflusso delle acque e ad un principio di impaludamento della piana reatina. Dopo varie peripezie, nel 1422, un nuovo canale venne costruito per ripristinare l'originaria portata del fiume (Cavo Reatino o Cavo Gregoriano, per via dell'intervento di Gregorio XII). Papa Paolo III, nel 1545, diede mandato ad Antonio da Sangallo il Giovane di aprire un altro canale, la Cava Paolina, che però riuscì ad assolvere il proprio compito solo per 50 anni. Si pensò allora di ampliare la Cava Curiana e di costruire un ponte regolatore, una sorta di valvola che avrebbe permesso di regolare il deflusso delle acque. Quest'opera fu inaugurata nel 1598 da Papa Clemente VIII, che aveva affidato l'incarico progettuale a Giovanni Fontana, fratello di Domenico; ovviamente, il canale prese il nome di Cava Clementina. Nei due secoli seguenti, l'opera creò non pochi problemi alla piana sottostante, ostacolando il corretto deflusso del Nera e provocando l'allagamento delle campagne circostanti. Per ordine di Papa Pio VI, nel 1787, l'architetto Andrea Vici operò direttamente sui balzi della cascata, dandole l'aspetto attuale e risolvendo finalmente la maggior parte dei problemi. Nel XIX secolo le acque della cascata cominciarono ad essere utilizzate per la loro forza motrice: nel 1896, le neonate Acciaierie di Terni alimentavano i loro meccanismi sfruttando 2 mc d'acqua del Cavo Curiano. Negli anni successivi, la cascata comincia ad essere sfruttata intensamente per la produzione di energia idroelettrica. Una vista panoramica della cascata si può ammirare dal borgo medievale di Torreorsina, unico paese della Valnerina che si affaccia direttamente su di essa.

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NARNI
Narni venne fondata come colonia romana nel 299 a.C.. Divenne Municipium nel 90 a.C.. L'antico nome latino della città di Narni era Narnia. Nella frazione Stifone, nei pressi del fiume Nera, anticamente qui si trovava il porto della città romana; infatti, dell'antica navigabilità del fiume Nera si hanno notizie su Strabone e Tacito. Nelle vicinanze è stato scoperto il sito archeologico di un cantiere navale romano. Non si conosce con certezza quando la città di Narnia cambiò il suo nome in Narni, ma probabilmente questo avvenne gradualmente nel tempo a partire dal 1200-1300 per poi divenire operativo dopo la rivoluzione francese, anche se fino alla fine del 1800 si trovano ancora nelle lapidi e negli scritti ufficiali iscrizioni con l'antico nome di Narnia. Alcuni ritengono che lo scrittore Clive Staples Lewis abbia preso a prestito il nome di Narnia per il celebre ciclo dei suoi romanzi fantasy, Le Cronache di Narnia, leggendo una vecchia carta geografica d'Italia in cui era riportata la città di Narni con il suo nome latino.

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